Informatica Solidale

L’impegno sociale,per chi lavora nel campo dell’ICT (Information and Communication Technology),può essere una occasione di “riscatto”,una meta valoriale dopo un percorso al servizio di esigenze molto diversificate ma comunque sempre utilitaristiche.

Il settore ICT ha avuto la sua prima fase di espansione  e portato grandi risultati nel campo gestionale,ha quindi contribuito in modo decisivo alle ristrutturazioni aziendali e alla riduzione dei costi delle Imprese.

In seguito,con la espansione del personal computer,e’ diventato oggetto per la elaborazione personale,ma soprattutto per il gioco.

Il boom della rete,unito alla crescente capacità elaborativa del personal computer,ha permesso un ulteriore,importantissimo,salto di qualità nella condivisione di informazioni e nella socializzazione,che hanno portato effetti decisamente positivi uniti a derive meno nobili (vedi per esempio pornografia o siti di gioco online).

Quindi l’”informatico” e’ stato un soggetto abilitante a fare soldi,a giocare,a fare entrare in contatto un insieme vastissimo e globale,ma non e’ considerato (a parte qualche rara eccezione) una risorsa per aiutare gli altri nel superare i loro problemi e per “migliorare il mondo”.

Vogliamo dimostrare quanto questo non sia vero,almeno nelle potenzialità,e quanto sia importante sensibilizzare gli operatori del settore (Ricerca,Aziende ed addetti) sulle loro possibilità e sulle loro disattenzioni.

La crescita (positiva e impetuosa) della rete e delle tecnologie degli ultimi anni ha esasperato un divario già presente precedentemente,ma che ora può diventare critico per lo sviluppo sociale:quello della possibilità di accesso alla tecnologia,inteso sia come accesso alla rete e ai suoi servizi (digital divide),sia come capacità soggettiva di utilizzarli in autonomia (digital divide culturale) o senza subire limitazioni dovute alla propria condizione fisica.

Un luogo comune è quello di considerare il problema del digital divide come semplice diffusione della banda larga e di personal computer,e che questo sia un problema principalmente del cosiddetto Terzo Mondo:”sarebbe sufficiente installare e consegnare tecnologia e il problema sarebbe superato”. Questa è una visione troppo semplicistica:diffondere la tecnologia è condizione necessaria ma assolutamente non sufficiente.

Se si pensa invece al divario che esiste tra i “Nativi Digitali” e le generazioni precedenti nella capacità di utilizzare la rete e il pc,e a quanto le tecnologie siano poco attente alle limitazioni (culturali e fisiche) di chi vi accede,si può immaginare quanta strada ci sia da fare.

Allora l’ICT può essere davvero un fattore fondamentale per lo sviluppo sociale? Certamente si.

Considerando quindi che c’e’ una forte e utile esigenza proviamo a pensare alla tecnologia,quella che già c’e’,per lo sviluppo di una società migliore,e a lavorare in questo senso.

Claudio Tancini

 

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